Uno piu’ meno uno

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          Ne parliamo oggi dalla’opera contemporanea da camera Uno piu meno uno (1 ± 1) op. 148157, rapppresentata nel prestigioso Festival Internazionale „George Enescu” il 12 settembre 2015 allo Studio d’Opera dell’Università Nazionale di Musica Bucarest – Romania dall’Ensemble „Archaeus”, Simona-Nicoletta Jidveanu (soprano), Christian-Alexandru Petrescu (tenore), regista Daniel Prallea-Blaga, direttore Pieralberto Cattaneo (Italia).

L’opera Uno piu meno uno ha conosciuto la luce del palcoscenico nella XXIV-esima edizione del Festival Internazionale della Musica Nuova SIMN 2014 (svoltosi durante la settimana 24 – 30 maggio) imponendosi come un evento straordinario. In conseguenza allo spettacolo – première assoluta mondiale, l’opera è stata portata nei tournei al estero e nella paese.

Il lavoro di Liviu Dănceanu è un punto di riferimento nell’evoluzione della creazione romena ed internazionale nel genere dell’opera, insieme al’opera Un perso lettera di Dan Dediu (drammaturgia di Ion Luca Caragiale, libretto Ștefan Neagrău).

“La storia” dell’opera Uno piu meno uno, scritta su un libretto originale dello stesso autore, tratta l’evoluzione dell’umanità, del microuniverso umano e del mondo privato basato sul rapporto uomo – donna, la cui esistenza si svolge nell’attuale secolo XXI-esimo.

La prémière assoluta mondiale (26 maggio) ha segnato una fase superiore nella creazione dell’opera di Liviu Dănceanu nonché nella sua carriera musicale i cui due protagonisti vocali: il soprano Simona – Nicoletta Jidveanu (il personaggio femminile LEI) ed il tenore Christian Alexandru Petrescu (il personaggio maschile LUI), accanto al regista Daniel Prallea-Blaga e alla prestigioasa orchestra da camera “ARCHAEUS” diretta dallo stesso compositore. L’ensemble strumentale e composto da: Anca Vartolomei – violoncello, Rodica Dănceanu – tastiera, Marius Lăcraru – violino, Dorin Gliga – oboe, Ion Nedelciu – clarinetto, Şerban Novac – fagotto, Sorin Rotaru – percussioni,  ben noto al pubblico nazionale ed internazionale grazie alle esigenze interpretative dei suoi sette membri che le hanno assicurato  un’esistenza quasi tridecennale.

Caratterizzata da profondità filosofico – religiose, l’opera dal titolo “Uno più meno uno” svela la simultaneità delle forme esistenziali umane nella tradizione artistica. Il carattere tragi-comico nel nuovo spartito dell’opera “Uno più meno uno” (2014) continua la serie delle creazioni lirico – satiriche di Liviu Dănceanu: tele-opera balletto per quattro voci ed orchestra “Homo videns” op. 117 (2008) e le opere di balletto per due attori e ensemble camerale “Ave” ed “Eva” (2010).

Unificando il piano della ragione – il mondo del noumen con il piano dell’esperienza nella composizione – il mondo del fenomen, la drammaturgia dell’opera inizia un viaggio immaginario al di là dell’universo fisico e convenzionale verso l’universo mistico e misterioso, un universo non convenzionale, illimitato. Il titolo dell’opera  Uno più meno uno svela il substratto filosofico essenziale che ribadisce la coppia primordiale Eva – Adamo dopo la cacciata dal Paradiso, il tema del Paradiso perduto. Cibandosi dall’albero vietato, essi conoscono il Bene ed il Male, allontanandosi dalla realtà ontologica, sovrasensibile ed illimitata del Creatore. Soggetti alle leggi convenzionali e relative, essi diventano entità limitate come Forma – Esistenza  – Spirito e vivono il paradosso della non – limitazione nell’universo come Trasformazione Spazio – Tempo.

Alla ricerca dell’identità e dell’Io, per la determinazione della libertà e dell’armonia personale, la donna (LEI) e l’uomo (LUI) percorrono i livelli di conoscenza, portando con sé il modello divino (concetto teomorfico). Ogni energia, azione, pensiero, sentimento, evento esistente nell’universo (il mondo sensibile) ha la sua replica celeste nel mondo sovrasensibile – concezione olistica di Kabballa. Rimpossessarsi della conoscenza primordiale, la connessione con la Verità e l’Amore di Dio dello stato di grazia originale suppone la conoscenza mistica.

Nel convenzionale, la cifra 1 (con multipli e sottomultipli) rappresenta le entità dell’universo e le loro funzioni valoriche (con il significato pitagorico di inizio dei numeri), a prescindere dal settore di conoscenza. Nel non convenzionale, ogni entità e funzione è rappresentata dalla cifra 0. Grazie alle conoscenze acquisite dai ricercatori della fisica quantica (le leggi Tudor), l’unica costante nell’universo è la Luce (e non lo spazio o il tempo), teoria che la religione sostiene dai più vecchi tempi ad oggi: Dio è la luce, l’unica costante in tutto l’universo. In questo contesto, l’evoluzione dell’Essere Umano (uomo e donna) è un multiplo (sottomultiplo) limitato di 1 nel convenzionale ed un multiplo (sottomultiplo) illimitato nel non convenzionale, il concetto olistico essendo sostenuto dal postulato della coscienza alterologica (simultaneità limitata/illimitata). Nella formula 0 © = 1, è definito Uno in sé, Uno primo o primordiale, come sottostrato unico e non differenziale, le entità infinitesimali essendo sequenze di Uno. La conoscenza significa perciò rispecchiare la realtà nei tre aspetti: convenzionale (limitata, sensibile), la realtà in sé (simultaneità limitata/illimitata, la conoscenza intuitiva nel futuro) e non convenzionale (illimitata, possibile nel futuro, che non intuiamo, sovrasensibile).

Tale analogia della condizione umana è un rispecchiare in Sé che l’opera Uno più meno uno propone all’uomo contemporaneo (del XXI-esimo secolo), in grado di determinare e di trasformare l’andare del proprio destino.

In piano estetico, l’autore della poesia e della musica di 1 ±1 (Liviu Dănceanu) raffigura la meditazione del tipo pantha rei sulla relatività della materia, del suo fugace passare per multiplicità. La sua visione comprime agogicamente un tempo sonore molto colorato, dinamico e seducente. Grazie allo stile caratteristico fusion, il compositore ci porta attraverso il labirinto del mondo intrinseco, teso e controverso, dei due eroi. I cambiamenti inattesi della linea melodico – ritmica prodotta dai salti nonché i testi comici di situazione, danno al discorso sonore accenti di Caragiale (autore romeno) tesi ad addolcire il cinismo della realtà di coppia.

L’evoluzione diacronica della musica nuova apportata dall’opera Uno più meno uno è una conseguenzaa della collaborazione tra il compositore – librettista e gli interpreti nonchè della conoscenza dei meccanismi della drammaturgia musicale che Liviu Dănceanu ha dimostrato ripetutamente. Il dramma dei due personaggi proviene dall’impotenza di comprendere Il Sè individuale e di coppia. Il loro amore è macinato dall’infedeltà e dalla gelosia, dalle valenze negative che portano alla disintegrazione del rapporto di famiglia. Il loro reincontrarsi nel tempo – il tema del ritorno eterno – indica la rinascita periodica il cui corrispondente mensile è la lumaca.

Segno universale della temporalità progettata verso l’infinito, la lumaca è un essere lento ma tenace sulla sua strada anche quando interviene il cambiamento. Simbolo della fede e della speranza, la lumaca rappresenta la povertà assoluta, tutta la sua fortuna essendo la conchiglia. La lumaca non produce alcun suono, perciò è l’immagine perfetto del frate che, grazie alla sua vita ascetica e alle virtù acquisite, si alza al di sopra delle tentazioni del male come la lumaca galeggia sulla superficie dell’acqua quando piove. Trova la sua forza internamente e la conchiglia a forma di spirale della lumaca è il simbolo del cammino iniziatico verso Sé stesso. La strada verso il Centro, la persona umana incontra il Creatore. Evocando il principio dell’Increato originale, la riflessione in Sé (il rispecchiare della realtà in Sé), la forma a spirale della conchiglia della lumaca è l’emblema della sacralità, della coscienza elevata, della connessione con Dio. Simbolo del modello olistico, la conchiglia della lumaca è l’emblema del potere e della sovranità divina; la stessa attesta l’ordine dell’universo di cui l’uomo fa parte come essere creato a immagine e somiglianza del Creatore.

1

Nell’anatomia umana, la coclea dell’orecchio interno ha funzione auditiva e di protezione, mentre nella musica, la cosiddetta sezione di oro (la catena di Fibonacci) si basa su un algoritmo matematico identificato da Leonardo Pisano (1170 – 1250) che ha un percorso a spirale labirintico che simboleggia il cammino verso il centro dell’Io, il santuario interno, il luogo più nascosto dell’essere umano dove risiede Dio. Il labirinto significa le prove iniziatiche della vita dell’uomo, che spesso possono essere anche strade chiuse, ricerche irrisolte, desideri illusori. L’ideale resta un un’aspirazione lontana e dolorosa, nonostante spesso lo stesso sembrava essere stato raggiunto: Al passato sublime / Un cono d’ombra ….

Espressione della Parola della compiutezza e dell’unità originale, della volontà divina, il numero sette ha una doppia connotazione nel Vecchio Testamento. La prima raccoglie gli attributi della divinità riversata sull’umanità come doni dello Spirito Santo: 1. La saggezza (la sagacia); 2. La comprensione (l’intelligenza, la dimestichezza); Il consiglio (la profezia); 4. La forza (il potere); 5. Il sapere (la conoscenza); 4. La devozione (la pietà); 7. La venerazione. La loro semnatica è generata dalla tradizione della spiritualità umana, dalla cui esperienza trascedentale riscopriamo il Mito della Creazione, il Mito della Morte e della Rigenerazione ed il Mito dell’Ascesa. La seconda connotazione del numero sette rappresenta i sette peccati capitali: 1. L’Avarizia; 2. L’invidia; 3. La superbia; 4. L’ira; 5. La lussuria; 6. L’accidia; 7.  La pigrizia.

Nella tradizione indù, il sole manda sette raggi; Yoga sostiene sette centri energetici (chakre); nell’Islam, sette è il numero della perfezione, in quanto ci sono sette cieli, sette terre, sette divisioni dell’Inferno, sette porte di entrata nel Paradiso: per gli egizi sette rappresenta la perfezione umana come somma dei numeri quattro (simbolo della femminilità) e tre (simbolo della maschilinità); Dio ha creato il mondo in sette giorni (sei giorni ha lavorato ed un giorno si è riposato); Gesu Cristo ha pronunciato sulla croce sette parole significanti, enunciazioni contenenti tutta la realtà esistenziale; sette sono i pianeti, sette anche i colori dello spettro (rosso, arancione, giallo, verde, azzurro, indaco, violetto – ROGVAIV) e la musica si ottiene combinando i sette suoni (do, re, mi, fa, sol, la si).

Sette sono anche gli stati negativi di coscienza: indecisione, infedeltà, falsità, egoismo, indifferenza, dipendenza, depressione, la cui bilancia è bilanciata dalle sette virtù: amore, fede, purezza, ragione, speranza, generosità, temperanza.

Nell’opera Uno più meno uno, Liviu Dănceanu ha strutturato la drammaturgia musicale in sette quadri (Ouverture, Il Mattino, La donna di ghiaccio, Il pomeriggio, L’altra riva, La sera, La notte). Espressione della compiutezza e dell’unità originale, il pensiero componistico dell’autore valorizza i due principi spirituali quello polare opposto a quello complementare – la donna e l’uomo sommando insieme la cifra sette (4 + 3), affidando la propria visione artistica ai due interpreti vocali:  il soprano Simona – Nicoletta Jidveanu (LEI) e il tenore Christian – Alexandru Petrescu (LUI), accanto ai sette strumentisti dell’orchestra “Archaeus”.

Noto nel mondo della musica contemporanea per la plasticità e l’originalità che mette insieme i generi e le forme musicali, il compositore Liviu Dănceanu continua la rivalorizzazione delle tradizioni musicali cui conferisce nuove valenze semantiche interpretative. Tastando i limiti timbrali strumentali e vocali, associando gli stati subliminali paradossalmente a quelli passati sublimali nonché i tentatici di sfumare le contraddizioni d’animo, evidenzia le discrepanze della realtà concreta tra il mondo di LEI e quello di LUI, che si sono allontanati dal modello divino spirituale.

L’azione componistica consiste di un susseguirsi di generi musicali con denominazioni nascoste, giochi di parole, che si evolve durante i sette quadri:

I.SINRONDOFONIA (SINFONIA + RONDO)

II.SUICCIACCONATA (SUITA + CHACCONA)

III.TOCCHABANERATA (TOCCHATA + HABANERA)

IV.CANTASONATA (CANTATA + SONATA)

V.PEŞFUGAREV (PEŞREV + FUGA)

VI.VARICERCAZIONI (VARIAZIONI + RICERCAR)

VII.FINOCTURNAL (FINALE + NOTTURNA)                              

 

 

                                              SYNOPSIS

 

I.SINRONDOFONIA op. 148, è una combinazione orchestrale tra sinfonia e rondo. L’ouverture è realizzata nello spirito della musica di caffé  – concerto in quanto l’azione si svolge in un ristorante chiamato simbolicamente La sosta della lumaca. La scenografia e i costumi dei due protagonisti mimano l’atmosfera degli inizi dell’Ottocento. Importanti ed indaffarati come i personaggi di Caragiale, LEI (il soprano Simona – Nicoletta Jidveanu) e LUI (il tenore Christian Alexandru Petrescu) si reincontrano dopo una serie di pacificazioni e separazioni, per riconciliare il proprio amore.

  1. II. SUICIACCONATA (Al mattino) op. 149 rappresenta il rilancio promettente dell’amore passato. LUI e LEI rivivono i primi momenti sublimi della vita di coppia nonché gli aspetti di incompatibilità. Lui è rimasto lo stesso Don Giovanni – conquistatore ed infedele, apparentemente gentiluomo ma amante inguaribile del bere e di vino: Ti sei proprio dimenticata / che non sono un genune / ma un genuino / vero cuoco / e per paravento / matematico / pazzo per / gusti forme / amari e dolciastri / sfere curve rare / spalle larghe / andature stilate / semicerchi grassi / vite volutuose / elementi diligenti / tutte vezzi / come hai dimenticato / che non casualmente / sono uomo / uomo conquistatore. A vederlo come svuota bicchiere dopo bicchiere, Lei capisce che è rimasto lo stesso bastardo vestito da cavaliere: Mi hai rapinato facilmente / come le farfalle / vortice dei fiori / ruggiada mattutina / mi sono lasciata rubare / al tuo chiamare / chiamate e risposte / fiori rugiada e farfalle / mi hai rapinato / tu ubriaco vestito da cavaliere / che offre con odio / il vino nei calici.

Iniziato sullo sfondo dell’eterofonia modale, il dialogo tra i due acquista un carattere arcaico, con profumo orientale. Per trasmettere lo stato di incertezza d’animo, l’autore distribuisce il contracto modello – tonale (minore – maggiore – minore) della chaccona – ballo popolare messicano medievale, diffuso in Italia ed in Francia. Accanto alla chaccona, il compositore inserisce anche altri elementi della suite danzante (la sonata da camera), oscillando con fantasia tra l’attuale e l’arcaico per dare al momento il fascino della musica degli strimpellatori.  I due si compiaccioni in quest’atmosfera arida: In mezzo alla casa / con corna in mezzo / pian piano sul posto / il deserto della lumaca / la sete del deserto / dell’amore bramoso / voliamo assieme / nel bene e nel male.

 

III. Alternando la toccata e la habanera, TOCCHABANERATA, op. 150 (La donna di ghiaccio) è un’aria nostalgica in cui il soprano narra una storia con substrato filosofico esistenziale, una specie di poema immaginario, simile al poema del re di Thule dell’Opera Faust di Goethe (Gounod). È il momento adatto per Liviu Dănceanu per dimostrare la propria dimestichezza componistica, mettendo insieme ritmi specifici ai due generi – uno ripetitivo, rafforzato dalla toccata milanese e veneziana, e l’altro sensuale, languido, immitando la celebre habanera dell’opera Carmen di Bizet. Autore della poetica, il compositore tratta il paradosso della vita di coppia in cui l’anima e la ragione percorrono situazioni antitetiche e in cui i sentimenti e le esigenze sono in disaccordo. Alla ricerca della felicità, LEI considera necessari sia i sentimenti che l’intelletto, le parole ed i fatti: La morale stessa non è di ghiaccio / e neanche si scioglie facilmente / o quello che c’è cè’ / o si pensa all’inizio / si pensa a lungo e si prepara / il lenzuolo poi davanti.

 

  1. IV. CANTOSONATA, op. 151 (Pomeriggio) porta un momento di intensa espressività recitativa, in cui LEI e LUI si raccontano l’uno l’altra le vicende della vita attuale e i cambiamenti sopraggiunti dal loro ultimo incontro. Passati in rassegna i problemi professionali e personali, i due cercano delle soluzioni ai propri problemi di coppia.
  1. V. Il quadro L’altra riva, PEŞFUGAREV, op. 152, composto mettendo accanto al ritmo danzante turco (peşrev) la fuga, è una battuta del tenore alla donna di ghiaccio. La sua aria traccia una nota ironico – acida, passando per tutte le fasi svelate / nascoste del vissuto umano e interumano di tutti i tempi. La sua storia rimanda al poema del re bramoso della regina. Il suo atteggiamento nel rapporto di coppia si divide tra quello di seducente e solitario quando le responsabilità di coppia diventano troppo esigenti. L’essere incostante del personaggio maschile è ritratto alternando i ritmi danzanti con accento orientale – americano del peşrev con quelli del jazz e del musical. Tra la solitudine e il disonore, Lui raggiunge la saggezza: Il re da vecchio ha constatato / che ha raggiunto l’altra riva.

 

VII. Il punto culminante delle divulgazioni appare nel settimo quadro – La sera, op. 153, VARICERCAZIONI (variazioni e ricercario). Il duetto degli eroi rianima i vecchi rimproveri e disillusioni vissute da ognuno di loro – Lei: Mi hai rubato la giovinezza / Lui: mi hai sfidato la tristezza / Lei: nervoso sei stato e violento.

Il dialogo amplifica le incomprensioni, provocando la rottura definitiva ed irrevocabile del rapporto di coppia, tuttavia, un sagacia tarda è stata raggiunta dai due: Ci vuole più grazia divina / ed un dono senza prezzo / che è la moderatezza.

La triste esperienza di vita dei due non è una singolare, la stessa rappresenta una categoria sociale, che rimanda al testo biblico: Alla mela divina / un verme succhia il miele / al passato sublimo / un cono d’ombra.

La VII-a sezione è la più ampia e più ricca dal punto di vista coloristico: corde, percussioni, fiati e voci si interfacciano i propri timbri in stile rinascimentale di ricercario, bizantino e dei cantanti liturgici.

VIII.L’ultima sezione FINOCTURNAL op. 154 (La notte) ha un valore conclusivo (notturna finale). All’insegna della coda o della stretta, tutta l’azione si riduce all’essenza. Solo qualche parola si perde nell’irreale: tu, io, noi, legato – slegato, stretto – costretto, punto – trafitto, detto – disposto, ridotto – condotto, soggetto – ponente, uno più meno uno, niente da prendere – niente da dare, niente.

La musica è espressione funebre, sparsa di motivi modali, bizantini, orientali, che si chiudono in un‘atmosfera intima meditativa. I ruoli dei personaggi, i cantanti e gli attori allo stesso tempo (il soprano Simona – Nicoletta Jidveanu ed il tenore Christian – Alexandru Petrescu), è quello di trasmettere al pubblico di tutto il mondo il messaggio poetico – musicale dell’autore (Liviu Dănceanu e dell’ensemble „Archaeus”, una sottile riflessone verso se stessi e verso il rapporto di coppia – famiglia. Abbandonando per un’ora i limiti del convenzionale e della relatività, il tema dell’opera Uno più meno uno ci propone un’introspezione nel mondo interiore per raggiungere lo stato di grazia primordiale (divino), la chance di ognuno di noi di appartenere alla vita eterna (l’infinito illimitato).

Simona Nicoletta Jidveanu

Soprano

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